Arte, Cultura e Storia

Grottaminarda, con i suoi 8.298 abitanti, si trova situata su una dorsale posizionata all'imbocco della media valle dell'Ufita, ai margini dei ridossi collinari Catauro e Tamauro, lungo un importante snodo viario che fin dalla preistoria ha reso agevole il passaggio dal Tirreno al litorale Adriatico, grazie alla presenza di naturali vie di comunicazioni riprese in epoca romana da una variante dell'Appia (via Aurelia Aeclanensis) e successivamente dalla Nazionale delle Puglie.

Grottaminarda si estende su una superficie di 28,94 km2, per una densità media di 287,3 abitanti per km². Luoghi d’interesse artistico – storico – culturale sono:

  • Il Castello d'Aquino è appartenuto a famiglie nobili per molti secoli, ma dal 1988 e di proprietà del Comune di Grottaminarda. Risale al Medioevo e fu ampliato nel XII secolo, quando venne costruito il muro difensivo esterno. Il castello fu spesso danneggiato dai numerosi terremoti che interessarono l'area. Fu sempre, però, ricostruito, e in un documento del 1531 veniva descritto come una perla difensiva. A seguito dei terremoti del 1694 e 1734 la parte meridionale del castello divenne zona residenziale, mentre la parte opposta fu trasformata in un giardino con terrazzo. Il castello ha due torri cilindriche alte quasi 14 metri, che furono costruite utilizzando pietra calcarea.All'interno di esse vi sono dei passaggi sotterranei che in passato collegavano il castello ad Aeclanum. Dall'alto delle torri si gode una bellissima veduta dell'intera cittadina.

  • A pochi metri dal castello è la monumentale Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, edificata per la prima volta nel 1478, ma completamente ricostruita nella seconda metà del XVIII secolo su progetto dell'architetto Ciriaco di Silva, allievo del Vaccaro, dopo che la fabbrica fu rasa al suolo in seguito ai danni riportati dal disastroso sisma del 1732. Recentemente restaurato (1995), l'edificio, a croce latina con una sola navata interna e diverse cappelle laterali, mostra la facciata arricchita da lesene architettoniche laterali, un portale in pietra ornato in stile barocco con frontone triangolare spezzato preceduto da una breve scalea lapidea, un finestrone a campana con due nicchie laterali e oculo nel frontone superiore. All'interno si conservano dipinti settecenteschi del pittore napoletano Antonio Sarnelli, tra cui un olio su tela raffigurante San Tommaso e San Giacomo che venerano il SS. Sacramento (1766), l'affresco del soffitto centrale rappresentante la Glorificazione dell'Assunta, eseguito nel 1768 dal pittore solofrano Matteo Vigilante, un prezioso dipinto su legno forse di scuola fiamminga del 1573 raffigurante la Madonna del Rosario con bambino seduto in grembo ai cui piedi pregano San Domenico, Santa Caterina e la nobile Diana Spinelli; circondano l'immagine sacra 15 quadretti rettangolari dipinti con scene prese dal Nuovo Testamento. Ricche le decorazioni in stucco delle pareti e delle volte, in stile barocco, opera degli artisti napoletani Nicola Massaro e Gaetano Amoroso, che realizzano anche l'altare maggiore nel 1761 intagliando numerosi marmi policromi. Sempre all'interno della chiesa, oltre all'artistico battistero di marmo settecentesco con porticina d'argento, opera di Pasquale d'Agostino, si trovano ostensori in argento della metà del XVIII secolo, un calice in oro massiccio di scuola napoletana del 1833, altari minori in marmi policromi, un monumentale organo a canne del 1779 realizzata sull'antiporta dell'ingresso dall'artigiano arianese Michele Vigilante. Nella sacrestia, oltre a due tele settecentesche, si segnala la presenza sulla bassa volta di un affresco del 1781 di Tommaso Vigilante con la rappresentazione della Ricostruzione del tempio di Gerusalemme. Accanto alla chiesa è la torre campanaria, elemento peculiare del panorama cittadino, costruita tra il 1752 e il 1766 da mastro Ciriaco di Silva di Mercogliano su disegno del Vanvitelli. Disposta su quattro livelli con una base quasi quadrata modellata a forma di pera, la torre è oggi alta 36 metri e domina la media valle dell'Ufita. Dal 1871 vi è stato sistemato l'orologio civico. Il paramento esterno del monumento mostra blocchi squadrati in pietra disposti senza l'ausilio di malta agli angoli e in prossimità delle cornici marcapiano, mentre caratteristici mattoni laterizi prodotti nelle fornaci della vicina Paternopoli sono inseriti negli altri spazi in faccia vista. Sopra l'ingresso che conduce all'interno della torre, in cui si trova ancora l'originaria scala elicoidale in pietra scolpita, sono collocati parti del sepolcro di marmo in stile rinascimentale realizzato nel 1624 all'interno della chiesa distrutta dal sisma del 1732 dallo scultore napoletano Francesco Vannelli e raffigurante Giovanni De Bellucis, l'arciprete benefattore che finanziò opere caritatevoli in paese e sempre con fondi propri provvide al restauro della stessa chiesa fra il 1613 e il 1626.

  • In prossimità di via Assise, alle pendici del colle che domina la "Fratta", è la Chiesa dì San Michele Arcangelo, tra le più antiche del circondario, in quanto citata già in un documento del 1178 conservato nell'Archivio dell'Abbazia di Montevergine. Ricostruita nel 1541, dopo le demolizioni effettuate in seguito al terremoto che nel 1512 aveva colpito il paese, la fabbrica viene abbandonata dopo i nuovi crolli provocati dal sisma del 1732 e restaurata solo qualche decennio più tardi. Per l'elevazione dell'annesso campanile, che oggi si caratterizza per la presenza di una bifora all'altezza della cella campanaria, vengono anche reimpiegati, murati nel basamento, materiali lapidei di spoglio di epoca romana, tra cui soglie di travertino, lastre di marmo e anche qualche frammento scultoreo. La facciata è a semplice capanna con quattro lesene architettoniche laterali in stucco, portale in pietra artisticamente scolpito nel 1541, una nicchia in cui affiorano i resti di un affresco settecentesco ed una finestra ad occhio di bue con conchiglia in stucco centrale. L'interno della chiesa è ad una sola navata e termina con una profonda zona presbiterale chiusa da un'abside semicircolare, mentre lungo le pareti longitudinali sono ricavate una serie di nicchie in cui sono sistemati fonte battesimale, confessionali lignei e altari marmorei, Stucchi a rilievo con motivi in stile barocco creano all'interno notevoli effetti decorativi: preziosa la statua lignea settecentesca che raffigura San Michele che uccide il diavolo. Interessanti anche il coro ligneo e un organo antico restaurati di recente, alcuni dipinti murali e su tela con soggetti sacri.

  • Costruita nel 1606 su progetto di Scipione Galluccio e Andrea Insano, artigiani di Cava de' Tirreni, lungo la Nazionale delle Puglie, è la monumentale Fontana del Re, restaurata nella prima metà del XVIII secolo, durante il regno di Carlo III di Borbone. Realizzata con blocchi di calcare bianco scolpito, la fontana, in stile barocco, mostra ai lati due obelischi di forma tronco-piramidale allungata con sulla faccia centrale, limitata alla base da ampie volute, due lesene architettoniche in stile dorico che definiscono uno spazio su cui sono scolpiti a rilievo stemma e simboli borbonici.

  • Lungo corso Vittorio Veneto si trova la Dogana Aragonese, edificata come punto di riscossione dei diritti feudali di transumanza nel 1647 dal nobile Ladislao d'Aquino, lungo quella che diventerà poi la frequentatissima Nazionale delle Puglie. Ampliata nel 1774 e adibita più tardi oltre che per il cambio di cavalli ed il ristoro dei passeggeri anche a stazione di posta, la dogana è stata dichiarata nel 1930 monumento nazionale. L'edificio, con strutture in murature di pietrame, è costituito oggi da due livelli, con ingresso al piano inferiore preceduto da due archi ribassati di epoca rinascimentale sporgenti sulla via Regia, uno dei quali conserva un portale in pietra con ai due angoli scolpite a rilievo le teste di Demetra e Dioniso. Al piano superiore, che possiede un'artistica loggetta con esili colonnine scanalate superiormente e reggenti una tettoria a due pioventi, si accede attraverso una rampa di scale esterna che dalla strada conduce al settecentesco portale in pietra scolpita con frontone ondulato.

  • A cinque chilometri dal paese, in direzione Gesualdo, è il Santuario di Carpignano, da cui è possibile ammirare l'intera valle attraversata dal fiume Ufita. La chiesa, costruita agli inizi del secolo sull'area di un'antica cappella dell'Ordine Teutonico, viene quasi interamente rifatta dopo il sisma del 1980. Oggi mostra una semplice facciata a capanna con portale lapideo e nicchia superiore con immagine della Madonna. Affiancata è la torre campanaria, su cinque livelli, con oculi, finestroni voltati all'altezza della cella ed orologio civico. All'interno dell'edificio, ad una sola navata, si conserva alle spalle dell'altare il prezioso dipinto su tavola raffigurante la Vergine con il Bambino datato da alcuni studiosi alla metà del XII secolo. Si tratta di un'icona mariana antichissima, che ha subìto nel corso della sua storia diversi restauri già a partire dal 1600: oggi essa costituisce una tra le poche rappresentazioni di "Madonne nere" ancora conservate in edifici di culto della provincia avellinese. Alla chiesa è annesso il moderno Convento dei Padri Mercedari, il cui impianto originario risale al 1901. Il sito ufficiale del complesso è disponibile all'indirizzo www.madonnadicarpignano.com

  • Il cimitero di Grottaminarda ospita la tomba del poeta Osvaldo Sanini, di origine parmense, ma naturalizzato "grottese". Egli soggiornò a Grottaminarda anche dopo la caduta del regime fascista, che gli impediva di poter tornare nella propria città di origine. Al poeta è dedicata anche una targa commemorativa situata sulla facciata dell'abitazione in cui il Sanini stesso soggiornò.

  • Grottaminarda ha dato i natali al pittore e maestro d'arte Vincenzo Volpe. Nato nel 1855 a Grottaminarda, si trasferì a Napoli con la famiglia nel 1863. Nel 1871 si iscrisse all'Istituto di Belle Arti dove in meno di due anni percorse le cinque classi del disegno. La sua vasta produzione viene divisa in tre importanti fasi. Dal 1874 al 1890 si dedicò alla pittura di "genere" e ai quadri di monacelle; dal 1891 al 1896 dipinse arte sacra mentre il periodo che va dal 1897 al 1929 è segnato da nuove esperienze nella pittura di "genere", dall'arte sacra e dalla lunga serie di ritratti. Nel 1873 vinse il Premio Annuale. La sua pittura si fece notare nel 1876 con ritratti e paesaggi durante la contrapposizione fra la nuova scuola Verista (Palizzi e Morelli) alla quale Vincenzo Volpe aderì seppur esprimendo nei dipinti il suo mondo interiore, e il convenzionalismo accademico. Nel 1881 alcune sue opere esposte a Torino e alla Nazionale di Milano riscossero notevoli consensi. Fu allievo di Domenico Morelli - uno dei più importanti artisti napoletani del XIX secolo che fu senatore del Regno d'Italia nella XVI legislatura - all'Accademia di Belle Arti Napoli. Nel 1902 prese il suo posto di docente che tenne fino a pochi giorni prima di morire. Tra il 1891 e il 1896, quando come detto si dedicò all'arte sacra, espresse la sua massima produzione negli affreschi di Montevergine voluti dall'abate Corvaia per restaurare la cappella della duecentesca Madonna bizantina e tuttora conservati con cura e ammirati. Per questa opera in un primo momento lavorò insieme con il fratello Angelo e poi, dopo la morte di quest'ultimo, continuò in solitudine fino al 1896. Nel 1900 re Umberto I lo volle a Palazzo Reale dove gli diede uno studio. Lo stesso monarca volle essere ritratto da Volpe. Presidente dell'Accademia di Belle Arti a Napoli dal 1915 al 1925, membro del Consiglio Superiore di Antichità e Beni Ambientali, partecipò con le sue opere a tutte le maggiori manifestazioni d'arte in Italia e all'estero. Diverse opere di Vincenzo Volpe si trovano a Napoli nel Museo di Capodimonte, a San Martino, all'Accademia di Belle Arti, al Banco di Napoli, nella sede del Comune, nelle case di privati e degli eredi. Molte sue opere sono anche nelle gallerie d'arte moderna di Roma e Milano e nel mondo, soprattutto Bruxelles, Vienna, Berlino, Madrid, Buenos Aires. Tra le sue produzioni più note: Le monache del Giovedì Santo, il ritratto della padrona, Tu es refugium, Interruzione piacevole, Nannina, Olimpia, la Natività, l'Apparizione del Salvatore a San Guglielmo, Colazione a terra. Grottaminarda ricorda Vincenzo Volpe con un busto di bronzo posto all'ingresso del municipio e a lui sono intestati l'Istituto Commerciale del paese natio e una strada di Avellino.

    fonti: Wikipedia.it

     

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